I pensieri estivi del dirigente – aggiornamento 16 agosto

Buongiorno a tutti.
Proseguiamo una serie di riflessioni, a fine a.s., che ci possono aiutare a focalizzare alcuni aspetti che possono essere passati inosservati o ai quali non abbiamo dato la giusta importanza.

Inclusione e cultura della democrazia

Metto in evidenza le due news principali che abbiamo nello spazio web della scuola:
Laboratori estivi 2025 – Progetto inclusione
La costruzione del Parco Natura Inclusivo “work in progress”

L’esperienza dei laboratori estivi per i nostri studenti con disabilità (grave) è stata una delle più significative svolte durante l’a.s.. Si perché, e ne siamo convinti, il livello di cultura della democrazia di una una struttura complessa come è una scuola come la nostra si misura anche e soprattutto dalla capacità è di includere tutti, creando opportunità vere per chiunque. A proposito di questo e di “cultura della democrazia”, rimando ad un documento del Consiglio d’Europa: “Vivere insieme in condizioni di parità in società democratiche e culturalmente diverse”, https://rm.coe.int/16806ccf13 nel quale si affrontano, naturalmente, temi di inclusione e non solo. Il documento spiega anche perché in questo contesto viene utilizzata l’espressione “cultura della democrazia”, piuttosto che il termine “democrazia’: si vuole sottolineare il fatto che, se la democrazia non può esistere senza istituzioni democratiche e senza leggi, è anche vero che tali istituzioni e tali leggi non possono funzionare se non affondano le loro radici in una cultura della democrazia, ossia in valori, atteggiamenti e pratiche della democrazia. Sono aspetti su cui vi invito alla riflessione.
Anche l’idea di un Parco Avventura ma che sia inclusivo rientra in questa visione della scuola e della vita. Un luogo dove sport e movimento uniscono tutti i ragazzi e le ragazze della nostra scuola e non solo. Abbiamo infatti in mente di costituire una realtà che possa gestire anche in orario extra scolastico questa nostra idea. Vi aggiornerò.

Gli spazi della scuola e il lavoro per la formazione di giovani migliori

Il problema degli spazi nel plesso di via xxv aprile è un tema ricorrente da anni. Anche quest’anno siamo tornati a porre la questione alla provincia e anche quest’anno si sono presentate molte problematiche. Tanto che io ed il Consiglio di Amministrazione abbiamo deciso di intraprendere una strada “forte”. Se avete la pazienza di leggere la lettera che abbiamo inviato alla Provincia in primis (vedi allegato) capirete la portata dell’azione che stiamo per intraprendere. Vedremo…

Una considerazione finale su quanto detto fino ad adesso.

Il 9 agosto nella pagina de La Nazione di Arezzo è apparso un articolo relativo al calo degli studenti negli istituti scolastici della provincia. Nella lettera che ho scritto alla provincia, alla fine, c’è una sintesi delle riflessioni che sto per scrivere. Che racchiude il “senso” di quanto abbiamo richiesto. E’ un articolo che esce dopo un dibattito fitto tra il sottoscritto e, la controparte rappresentata da Provincia, l’altra scuola e l’ufficio scolastico di Arezzo. E la dice lunga sulla poca lungimiranza che c’è in giro…….
Condivido le preoccupazioni espresse dai vertici provinciali, amministrativi e scolastici: è vero, esistono istituti molto richiesti ed altri che registrano una preoccupante penuria di iscritti. Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti del problema che interessano in primo luogo le scuole superiori, ma, in certa misura, anche le istituzioni scolastiche del primo ciclo.
È noto che le scuole sono, ormai da oltre un ventennio, dotate di autonomia amministrativa, ma soprattutto di autonomia progettuale e didattica. Ogni istituto, quando ben guidato, ha potuto, grazie a questo potente strumento, costruire nel tempo un’identità che va oltre la semplice offerta di indirizzi di studio, puntando su scelte educative qualificate e modelli organizzativi innovativi. Queste scelte si sono tradotte in azioni concrete e proposte che superano la mera trasmissione di nozioni, per orientarsi alla formazione integrale del giovane cittadino.
Sono proprio tali progetti, modelli e proposte a orientare sempre di più le famiglie nella scelta della scuola, esercitando quella libertà che la Costituzione garantisce e che rappresenta l’ossatura del nostro sistema pubblico di istruzione.

Pertanto, se da un lato è giusto intervenire precocemente per sviluppare le competenze orientative di ragazze e ragazzi, dall’altro è altrettanto fondamentale sostenere i progetti educativi delle scuole. Incrementare la loro capacità di proposta e rafforzarne la qualità percepita è la strada maestra per formare giovani in grado di affrontare le sfide future, portando idee, innovazione e sviluppo al nostro territorio.
Trovo quindi riduttivo parlare di “scuole sovraffollate” per indicare quelle maggiormente scelte dalle famiglie: sarebbe più corretto definirle scuole il cui progetto educativo risponde più da vicino alle aspettative e alla sensibilità delle famiglie stesse. Il cosiddetto sovraffollamento è, in realtà, un problema di natura economica e logistica, legato a strutture inadeguate o mal distribuite, e di organici che si traducono semplicemente in una diversa collocazione del personale docente. Insomma, il sovraffollamento è un tema di muri e di aule, non di visione. Ed in questo caso c’è chi può e dovrebbe intervenire: col coraggio di decidere.
Non possiamo limitare o condizionare la libertà delle famiglie di scegliere il percorso di formazione dei propri figli sulla base della maggiore o minore disponibilità di spazi, né vincolarla per garantire la sede di lavoro di pochi insegnanti.
Parimenti, parlare di “scuole in affanno” può risultare fuorviante: si tratta di scuole che vanno sostenute affinché sia riconosciuto il loro ruolo nella libera scelta delle famiglie, sia in termini di sbocchi professionali, sia per coerenza educativa rispetto alle esigenze della società e del territorio.

Il problema, sul piano amministrativo, è certamente quantitativo, ma riflette innanzitutto una questione qualitativa. Come istituzioni, dovremmo impegnarci a innalzare il livello dell’offerta formativa di tutte le scuole, ampliando le alternative a disposizione delle famiglie e favorendo una competizione virtuosa basata sulla qualità, non sulla mera disponibilità di posti.
Non è il “sovraffollamento” di alcune scuole che deve essere contrastato, ma la limitatezza dell’offerta e la scarsa conoscenza delle opportunità esistenti in altre. Occorre far crescere tutte le scuole del territorio, sostenendo quelle meno attrezzate senza penalizzare quelle che, grazie a comunità educative coese e lungimiranti, hanno già raggiunto un alto livello qualitativo.
Scuole migliori significano giovani più consapevoli e preparati, e un territorio più competitivo e capace di emanciparsi.

…Seconda stella a destra, questo è il cammino. E poi dritti fino al mattino. Non ti puoi sbagliare perché porta all’isola che non c’è…

Buon proseguimento d’estate.
Luciano Tagliaferri

Buongiorno a tutti.
Proseguiamo una serie di riflessioni, a fine a.s., che ci possono aiutare a focalizzare alcuni aspetti che possono essere passati inosservati o ai quali non abbiamo dato la giusta importanza.

I nostri “fuoriclasse”
Vi segnalo, dallo spazio web del liceo: Tantissimi auguri alla nostra, oramai ex allieva,  Cecilia Gentile fresca di maturità del Liceo Coreutico Piero della Francesca e adesso pronta a conquistare Bruxelles.
vai all’articolo

A proposito di Fuoriclasse…
Chi era presente alla serata Evento della nostra scuola, il 9 giugno 2025, Giardino dell’Incontro e delle Idee, avrà seguito la presentazione della trasmissione “autogestita”, FUORICLASSE (appunto). Saranno 8 puntate da settembre, una serie di trasmissioni con un ospite e un gruppo di spettatori studenti della nostra scuola. Si tratta di un Talk, con ospiti ex alunni che dall’esperienza scolastica e poi di vita possono essere degli esempi positivi per le nuove generazioni.
A scuola si studia ma soprattutto si cresce e si diventa forti. Appena fuori dalla classe si può diventare dei Fuoriclasse!
In studio ci sarà l’intervistatore; il “fuoriclasse” (ex studente che ha percorso una strada significativa o che comunque lo ha realizzato); il “testimone” (un ex compagno di classe, o di un’università, o una persona che è stata vicina alla carriera del “fuoriclasse”); infine un gruppo di studenti del liceo che frequentano l’indirizzo che ha frequentato il “fuoriclasse”. Succede qualcosa nei giorni precedenti l’intervista. Il “fuoriclasse” incontra il gruppo di ragazzi che poi saranno in studio nei giorni precedenti. I ragazzi lo conoscono e si crea quella conoscenza che poi servirà in trasmissione per renderla viva. In quel giorno si fanno foto e video, che serviranno per la trasmissione (a cura della sezione multimediale) IL Talk è strutturato in tre sezioni, organizzate in due blocchi televisivi da 12 minuti ciascuno.
Nella sigla iniziale si traccia il senso profondo dell’idea di Fuoriclasse…

Per molte persone la vita è qualcosa che passa senza che accada niente di particolare e senza che nessuno, neppure il diretto interessato, se ne accorga.
Ma qualcuno decide di intraprendere una vita “straordinaria”.
Come una magia, si inizia dalla “promessa”…. Succede qualcosa di ordinario, come andare a scuola, ma naturalmente non lo è.Poi avviene una ”svolta”. Accade che la cosa ordinaria si trasformi in straordinaria. E se cerchi il segreto non lo troverai. Perché tutto nasce da una parola, da una scoperta, da un incontro.
Ed ecco che arriva il “prestigio”. Da poco fuori dalla classe, il nostro ospite è diventato un “fuoriclasse”. Questa è la parte coi colpi di scena….. E accadrà qualcosa di straordinario che non era possibile prevedere prima.

Insomma, un modo innovativo e particolare di fare orientamento.
Tra l’altro, ed è forse il valore aggiunto di questo progetto, tutto quello che riguarda testi e musiche sono originali ed il broadcast design, ugualmente originale, è realizzato dai nostri studenti, un gruppo della 3M1.
L’idea è nata sviluppando un progetto di qualche tempo fa, che è documentato nello spazio web della scuola:
Vai al video
Abbiamo invitato i nostri migliori ex studenti a raccontarci il loro “Dopo Scuola”… Coming soon…

Ancora suoi numeri
Sono usciti i numeri 2025… le fasce di complessità delle scuole e la “graduatoria” a livello nazionale. Confermiamo le posizioni dello scorso anno: primo convitto in Italia e prima scuola in Toscana. Settima a livello nazionale (su più di 8000 scuole). Ne abbiamo parlato anche su La Nazione recentemente…
Maturi nella danza con lode. Artistico, esami col botto. Un ragazzo su 10 fa cento
La NAZIONE 13-07-2025  
Non commento perché tutto di spiega da solo.
Vi segnalo infine un bel lavoro ideato e realizzato dai nostri studenti, facendo riferimento allo spazio web del liceo (vedi sotto).

Buon proseguimento d’estate
Luciano Tagliaferri

P.s. proprio in queste ore abbiamo una nostra docente e due studenti che rappresentano la scuola italiana per la sezione design del gioiello al padiglione italiano di Osaka. Vai all’articolo

Il convitto nazionale di Arezzo ed i suoi licei annessi nell’anno 24/25: con i numeri!
Voice over:
Questa sera diamo i numeri: E sì, li diamo. Ma a modo nostro. Perché in un solo anno la nostra scuola ha fatto… di tutto.
Una scuola che cambia forma ogni giorno:
con 8 indirizzi di liceo artistico, 2 di coreutico e 4 diversi percorsi scientifici
Studenti? 1800, più o meno, divisi in 5 classi di scuola primaria, 5 di scuola media e 68 classi di licei, per oltre 300 tra docenti ed educatori più altre 100 unità tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario
A tutto va di certo aggiunto: Una barista, un paninaro e un Dirigente…… E uno basta. Eccome se basta. Solo con questa sede occupiamo 17.670 metri quadrati… di cui 5.400 di giardino. Uno spazio che vi sembrerà tanto grande… ma che a noi non basta mai… con aule che si moltiplicano e idee che esondano.
Quest’anno, per la Corsa contro la Fame, abbiamo corso oltre 7000 km, scommettendo su di noi fino a raccogliere qualche migliaio di euro destinate in beneficenza.
Insieme ad oltre 7000 persone abbiamo marciato per 10 km per la pace
I progetti? Meglio non contarli. Sono innumerevoli… Sociali, creativi, artistici, scientifici.
E i premi? Anche quelli: un’infinità. Ogni anno ci poniamo nuovi traguardi, nuove sfide Come il Parco Avventura inclusivo. Siamo sempre un passo avanti
Siamo una scuola dinamica. Sempre in movimento. In un solo anno, i nostri studenti hanno raggiunto più di una decina di paesi: Brasile, Cina, Spagna, Stati Uniti…

Ebbene sì siamo ci piace un po’ esseri numeri primi… forse anche unici…
Unici in Italia con uno scientifico trilingue, una scuola dove in un solo anno si possono festeggiare due capodanni, e parlare cinque lingue per dirvi:
Benvenuti in una scuola dove niente è normale, e tutto è possibile.
Godetevi lo spettacolo.
E non preoccupatevi se diamo i numeri: lo facciamo alla grande.

Iniziamo anche quest’anno una serie di riflessioni, a fine a.s., che ci possono aiutare a focalizzare alcuni aspetti che possono essere passati inosservati o ai quali non abbiamo dato la giusta importanza.

… da che punto guardi il modo, tutto dipende.
Lo faccio dal mio “osservatorio”, dal mio punto di vista.
Quello che a volte molti non comprendono, anche coloro che a vario titolo sono mi sono più vicini e/o più dentro ai meccanismi della scuola, che una scuola come la nostra va vista nel suo complesso didattico ed organizzativo, e che visioni parziali non consentono di comprendere tutto e, di conseguenza, poi di muoversi nel modo giusto. Farò esempi più specifici anche quando avrò modo di commentare i risultati degli scrutini e degli esami di stato.
La nostra è una realtà complessa. Sapete che come “complessità” siamo una delle scuole tra le prime d’Italia (aspettiamo i numeri del 2025, tra poco dovrebbero uscire). Tre ordini di scuola, un convitto, personate ATA che la maggior parte delle scuole non ha, e poi tutte le problematiche legate alla sicurezza sul luogo di lavoro, la privacy, l’HACCP, i progetti PNRR, PON e POC, il coordinamento di reti nazionali e progetti internazionali, investimenti in strutture che poche altre scuole fanno….. e molto altro. Ci ritorneremo.
Il mio lavoro e le mie decisioni sono frutto di una sintesi che tiene conto, spesso, di molte variabili legate a quanto detto sopra, come accade per esempio ai docenti che, nel momento della valutazione, mettono in campo tutta una serie di meccanismi che possono sfuggire a studenti e genitori.
Questo lo dico per creare maggiore consapevolezza e maggiore coesione nel lavoro che facciamo. Il lavoro di un dirigente scolastico, in una scuola come la nostra, è un lavoro delicato e impegnativo e che richiede fiducia piena da coloro che lavorano accanto a lui, più o meno vicini. Nell’interesse non dei singoli (io, mi conoscete e lo sapete, vado avanti a prescindere da tutto e tutti….) ma della nostra realtà, che è un’eccellenza a livello nazionale.
Se l’albero si riconosce dai frutti, credo che ne valga la pena: in maniere indiscutibile.
… perché non è la scatola che conta davvero, ma cosa ci metti dentro.
E la tua scatola, imperfetta com’è, è unica. Proprio come te.
Qualche settimana fa la nostra scuola ha partecipato (e vinto) ad un concorso nazionale con un video molto speciale. Più sotto il link ed il testo (voice over).
Non spendo molte parole, si presenta solo.
Dico solo che rappresenta a pieno quello che noi pensiamo di ogni nostro singolo studente, o comunque quello che dovremmo pensare. Ve lo metto in evidenza perché posso essere, per tutti, una riflessione sul nostro modo di lavorare.
Se per noi ogni studente è, seppur imperfetto, unico, ne deriva che la nostra priorità è proprio mettere in condizione ciascun ragazzo e ragazza di dare il meglio di se stesso.
Non esiste altra visione nel lavoro a scuola. Come abbiamo scritto e più volte citato nel nostro “Manifesto”: la scuola come ambiente di apprendimento e non come luogo di lavoro di docenti e non docenti.
E poi… anche noi siamo delle scatole: ci mettiamo dentro le cose giuste?

E’ l’augurio che faccio a tutti!
Buon inizio di estate
Luciano Tagliaferri

Just a box

Voice over:
Ok, tipo… immagina una scatola.
Sì, una scatola. Niente di wow, eh, roba semplice. Ma è così che
funziona: ognuno di noi è una scatola.
Una specie di involucro che si porta in giro.
Ma aspetta… mica finisce qui.
La tua scatola, spoiler, è la prima cosa che vedono tutti.
E qui parte il delirio: ‘Deve essere perfetta, figa, instagrammabile.
Come se tutto il tuo valore fosse nel cartone fuori.
Il colore, la forma… c’è chi vuole tutto squadrato, lucido, chi minimal.
La società è tipo il cliente che non sa mai cosa vuole, ma giudica
comunque.
E tu lì, a chiederti: ‘Aspetta… ma che cavolo ci metto dentro?’
Ecco il dilemma della scatola: trovare il bilancio perfetto.
Perché se la tua scatola è troppo piena, tipo i tuoi ordini infiniti di
Shein, finisce che pesa troppo e la gente si stanca di portarla:
Ammazza, che pesantezza questa’.
Ma occhio, perché se è troppo vuota, rischi che qualcuno decida di
riempirla al posto tuo con qualcosa che non ti appartiene e sei
costretto a portartelo dentro per chissà quanto.
E tu magari neanche te ne accorgi.
Ma poi… non è tutto bianco o nero
Devi aprirla.
Aprirti all’esterno per esplorare, vedere cosa c’è là fuori.
Perché una scatola chiusa si protegge, è vero, ma rischia di restare
ferma, isolata, esclusa.
Però, se ti spalanchi troppo, rischi che chiunque si senta in diritto di
entrare e rovistare: ‘Ehi, aspetta, che stai facendo con le mie cose?!’.
Eppure, l’apertura ha il suo lato positivo:
lascia entrare chi conta davvero, chi sa apprezzare quello che hai
dentro senza approfittarsene.
Ma alla fine, che ti importa?
Forse la scatola giusta è proprio quella che hai già.
Sì, anche con gli angoli storti, le macchie d’inchiostro e quel pezzo di
scotch messo male.
Perché non è la scatola che conta davvero, ma cosa ci metti dentro.
E la tua scatola, imperfetta com’è, è unica. Proprio come te.
Quindi, chiudi ‘sto video e vai a vivere.

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